lunedì 3 luglio 2017

alcuni testi che parlano della Ultima cena di De Vinci

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Il Cenacolo (l’ultima cena) opera di Leonardo da Vinci
www.frammentiarte.it
Leonardo da Vinci: L’Ultima cena
Il Cenacolo (L’ultima cena, assieme cm. 460 x 880), 1495 – 97, Convento di S. Maria delle Grazie Milano.
Sull’opera: “Il Cenacolo (L’ultima cena)” è un dipinto di Leonardo realizzato con tecnica a tempera su muro tra il 1495 ed il 1497, misura 460 cm. in altezza x 880 cm. in larghezza, ed è custodito nel Convento di S. Maria delle Grazie a Milano.
L’Ultima cena o il Cenacolo si trova nel  refettorio nel Convento di S. Maria delle Grazie a Milano. L’opera venne commissionata da Ludovico il Moro e fu  realizzata da Leonardo nel periodo fra il 1495 ed il 1497. Il Cenacolo, che non è proprio un affresco, può essere inteso come una derivazione di altre antecedenti opere realizzate da artisti dell’ambito fiorentino (Andrea del Castagno, Taddeo Gaddi, Ghirlandaio); qui però disposizione dei vari personaggi è molto differente (tre a tre), e ha una corrispondenza di forme architettoniche che si allontanano dai canoni delle suddette fonti fiorentine. Qui lo sfumato si fonde in una bigia atmosfera crepuscolare dove i personaggi presi da una forte agitazione ascoltano dalla bocca di Gesù che uno di loro lo avrebbe tradito. Osservando attentamente il dipinto ci si accorge che tutte le immagini sono illuminate dalla luce proveniente da sinistra, eccetto quella di Giuda Iscariota che rimane pressoché in ombra. Nel Cristo si nota una grandissima serenità ed un ineffabile forza statica, perfettamente figurato come dovrebbe apparire una divinità, in contrasto con l’imperfezione umana colma delle passioni che agitano gli apostoli. La scena del Cristo con gli apostoli si svolge in un ambiente interno – come dentro un tabernacolo – dove, sullo sfondo, attraverso le tre ariose finestre, appare un mite paesaggio collinare, illuminato da un cielo che riecheggia la quieta e serena anima del Dio.
Due sono i documenti che confermano la data di realizzazione dell’opera, quello relativo al compimento e quello relativo tema esatto. Il primo, molto noto, è la lettera che Ludovico il Moro scrisse a Marchesino Stampa, il 29 giugno 1497, con il preciso incarico di “mandare ad executione le cose che se contengono in la introclusa lista” di cui “havemo summamente a core la expeditione — de solecitare Leonardo fiorentino perché finischa l’opera del Refettorio delle Gratie principiata, per attendere poi ad altra fazada d’esso refitorio, et se faciano con lui li capituli sottoscripti de mane sua che lo obligano ad finirlo in quello tempo se convenerà con lui” (Milano, Archivio di Stato, Registro ducale s. n., e. 161). Risulta abbastanza evidente che il l’opera nel giugno del 1497 fosse già a un buon punto di realizzazione, data quella frase “perché finischa”
Il secondo documento è quello di Luca Pacioli dove nel suo trattato De divina proportione (8 febbraio 1498) nella pagina della dedicatoria a Ludovico il Moro, proprio riguardo al Cenacolo leonardesco scrive: “Non è possibile con maggior attenzione vivi gli apostoli imaginare al suono della voce de l’ineffabile verità e quando disse: ‘Unus vestrum me traditurus est’. Dove con acti e gesti l’uno e l’altro e l’altro e l’uno con viva e afflicta admiratione par che parlino si degnamente con sua ligiadra mano el nostro Lionardo lo dispose” (Milano, Biblioteca Ambrosiana. ms. 1499). Risulta evidente che al momento della dedica (8 febbraio 1498) il Cenacolo fosse completamente portato a termine da Leonardo.

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http://www.scudit.net/mdleonardo.htm
Tra il 1495 e il 1497 Leonardo dipinge nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, a Milano, un'Ultima Cena, conosciuta anche come ”Cenacolo”.

In quest´opera Leonardo rappresenta le emozioni dei protagonisti della storia, Gesù e gli Apostoli. Sappiamo che per il pittore è molto importante illustrare i ”moti dell'animo”: nel suo Trattato della Pittura scrive che il bravo pittore deve saper rappresentare non solo l'aspetto esteriore dell'uomo ma anche i suoi pensieri,  le sue emozioni; la prima cosa non è difficile da fare, ma la seconda sì, perché pensieri ed emozioni si devono rendere con i gesti e gli atteggiamenti (Lo bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè  l'homo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile perché s'ha a figurare con gesti e movimenti delle membra)
Per questo motivo Leonardo decide di rappresentare il momento successivo alle parole di Gesù "Uno di voi mi tradirà". È il momento più drammatico della Cena: ogni apostolo si domanda, e domanda agli altri, chi può essere il
traditore. Leonardo si concentra sull'effetto che le parole di Gesù provocano sugli apostoli, sulla loro reazione: proprio per questo cambia il modo di rappresentare la scena rispetto agli artisti precedenti. 
Prendiamo ad esempio l'Ultima Cena di Andrea del Castagno (1450):
Giuda, il traditore, è rappresentato, da solo, davanti alla tavola mentre gli altri apostoli, e Gesù, sono tutti dall'altro lato, uno accanto all'altro. La scena è solenne, ma non particolarmente drammatica. Invece Leonardo rappresenta Giuda in mezzo agli altri apostoli e organizza quattro gruppi di tre figure ai lati di Gesù, che sta al centro. Gesù e Giuda sono gli unici immobili e calmi, diversamente dagli altri che sono agitati e sconvolti: solo loro due sanno la verità. Giuda è anche l'unica figura del dipinto in ombra. La scena è molto drammatica
Per la descrizione ci aiutiamo con una copia del Cenacolo dipinta nel 1520 dal Giampietrino. Cominciamo da sinistra. Il primo gruppo è formato da tre personaggi in piedi: Bartolomeo, Giacomo Minore e Andrea. Bartolomeo ha le mani poggiate sul tavolo e si tende con il corpo verso Cristo: dà l'impressione non voler credere alle terribili parole che ha sentito e chiede come una conferma. Giacomo Minore poggia una mano sul braccio di Andrea, e con l'altra tocca la spalla di Pietro, nel gruppo successivo. Andrea sta fermo al suo posto e solleva in alto le mani con i palmi rivolti all'esterno, come per allontanare da sé i sospetti. 
Nel secondo gruppo troviamo Pietro, Giuda e Giovanni. Giovanni, uomo di carattere tranquillo, ascolta in silenzio le parole che Pietro sussurra 
nel suo orecchio; Pietro ha in mano un coltello e reagisce con rabbia alle parole di Cristo. Giuda è isolato, con il gomito destro poggiato sul tavolo.

Il terzo gruppo è composto da Tommaso, Giacomo Maggiore e Filippo. Giacomo è seduto ed allarga le braccia: con il suo gesto vuole dimostrare che non ha niente da nascondere. Tommaso, con il dito teso, si piega verso Cristo: la sua caratteristica è quella di mettere sempre in dubbio le parole degli altri. Filippo è in piedi, con le mani sul petto in segno di innocenza.
Nel quarto gruppo ci sono Matteo, Simone e Taddeo. Matteo tende le braccia verso Cristo, ma il busto ed il viso sono rivolti all'indietro, verso Simone e Taddeo, come per comunicare la sua angoscia; Taddeo è rappresentato con le mani aperte verso l'alto, per manifestare la sua meraviglia.
Leonardo fa capire il carattere di ogni apostolo e come ognuno di loro reagisce alla stessa situazione emotiva in modo diverso, in base al suo diverso carattere: è veramente l'applicazione della sua teoria dei moti dell'animo





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L'ultima cena, Leonardo
www.skuola.net



Notizie Storiche
Leonardo da Vinci nacque nel 1452 in territorio fiorentino ed effettuò il suo apprendistato come pittore a partire dal 1469 nella bottega del Verrocchio, dove rimase fino al 1476. L’amicizia con Lorenzo il Magnifico, che lo accolse e gli affidò alcune commissioni, non gli procurò tuttavia nessun incarico importante a Firenze, ma gli prospettò la possibilità di altri orizzonti e lo mise in contatto con Ludovico il Moro, signore di Milano. Questi voleva innalzare la propria statua equestre nella piazza principale della città e Lorenzo ne approfittò mandando Leonardo come “ambasciatore della sua grandezza”. Questo progetto spiega il viaggio dell’artista nella città lombarda e a tale periodo risale la famosa lettera nella quale egli si offre al duca di Milano come architetto, scultore, pittore ed ingegnere, artigliere ed idraulico.


L'ultima cena, dipinto nel refettorio del Convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, gli fu commissionato intorno al 1495 e fu realizzato nell’arco di due anni. Leonardo però non aveva la formazione dell'affreschista e a ciò è dovuto lo stato, estremamente precario, in cui versa oggi l'opera. Contrariamente al processo metodico e costante che richiede la tecnica dell'affresco, Leonardo aveva prediletto l'uso di una tecnica mista ad olio e a tempera d’uovo che gli permetteva di ottenere effetti pittorici particolari ma il composto, applicato sulla preparazione a gesso secco, subì le conseguenze delle intemperie atmosferiche e non riuscì ad aderire alla parete (ad aggravare la situazione, ma successivamente all’esecuzione dell’opera, veniva addirittura aperta una porta nella parte inferiore dell’affresco).

L'ultima cena di Leonardo
Il tema dell’opera L'ultima cena di Leonardo, è tratto fedelmente dai Vangeli ed è il momento in cui, durante l’Ultima Cena, Gesù rivela ai dodici apostoli che fra loro è presente un traditore. Leonardo, con grande maestria, ci presenta non solo la scena in quanto azione ma anche psicologicamente evidenziando i sentimenti di ogni personaggio davanti a questa notizia sconvolgente.
Lo spazio de L'ultima cena di Leonardo è prospettico e l’ambientazione della scena é costituita da elementi architettonici che riprendono la forma reale del refettorio: la profondità dello spazio é resa mediante lo sfondamento ideale della parete reale, ricostruita prospetticamente nel dipinto. Le linee prospettiche confluiscono nella figura del Cristo, elemento centrale della scena.
La scena di Ultima cena di Leonardo è posta più in alto del punto di vista dell’osservatore e i personaggi sono in scala superiore al naturale, anche rispetto alla tavola sono imponenti e ciò aumenta maggiormente l’impatto emotivo e la monumentalità.
La composizione de L'ultima cena di Leonardo vede in primo piano una tavola imbandita posta trasversalmente, vista di scorcio e dietro a essa siede, al centro, Gesù circondato dai dodici apostoli. Gli elementi compositivi conferiscono alla composizione una impressione di solennità, e nello stesso tempo di pacata agitazione causata dalla rivelazione di Cristo che annuncia il tradimento.
La sala in cui la scena è ambientata è un’architettura estremamente essenziale, presenta tre aperture sul fondo in cui si intravede l’accenno ad un paesaggio di tipo fiammingo mentre sulle pareti laterali si scorgono quattro aperture da cui non proviene luce. Non ci sono altri elementi vistosi nella stanza: la decorazione è semplice e i colori usati sono neutri, per lo più marroni e toni caldi, in modo che non prevalgano sulla scena principale che, al contrario, è ricca di toni vivaci e maggiormente particolareggiata.
La fonte di luce della scena de Ultima cena di Leonardo è naturale e proviene dalle le tre aperture sul fondo della sala. Questa leggera illuminazione determina la disposizione delle luci e delle ombre, morbidamente in contrasto tra loro. Questi contrasti, seppur quieti, danno vita ad un avanzare di piani che termina con la staticità della tavola. La linea percorre la superficie pittorica con una sottile vibrazione, anzi, essa è quasi impercettibile perché Leonardo nelle sue pitture predilige lo sfumato.
In primo piano nell'opera L'ultima cena di Leonardo da Vinci c’è la tavola, al centro della quale domina la figura del Cristo, simmetrica, quasi piramidale, mentre gli apostoli sono suddivisi in quattro gruppi da tre. Da sinistra la prima triade (a sinistra di Gesù) è composta da Bartolomeo, Giacomo minore e Andrea, la seconda da Pietro, Giovanni e Giuda Iscariota, la terza (a destra di Gesù) è formata da Giacomo maggiore, Filippo e Tommaso e la quarta da Matteo, Giuda Taddeo e Simone.
Leonardo raffigura gli apostoli con una precisione anatomica e mimica formidabile, dovuta soprattutto alla sua passione per l’anatomia, come rivelano i suoi numerosi studi. Attraverso i moti espressivi e corporei egli rappresenta il loro turbamento, il loro stupore, il loro sconvolgimento mantenendo però la concatenazione ritmica radunandoli a tre a tre.
L’elemento nuovo nella lettura dell’evento da parte di Leonardo sta fondamentalmente nell’analisi psicologica che egli fa dei personaggi. Attraverso l’anatomia curata, la perfezione ricercata nel delineamento dei moti, nelle espressioni, nei gesti egli ci comunica qualcosa che va oltre l’evento in quanto tale; ci mostra l’atteggiamento, il sentimento di ognuno come se volesse richiamare lo spettatore ad una presa di posizione personale davanti al fatto rivelato da Cristo.
Gesù nella composizione è l’unica figura pacata, quasi isolata, assorta mentre gli apostoli intorno a lui sono visibilmente, seppur compostamente, agitati, il loro animo è mosso, davanti alla notizia sconvolgente non possono rimanere impassibili e così anche noi siamo chiamati a muoverci a un giudizio, non possiamo voltare le spalle ad un fatto accaduto e presente.
Oltre all’annuncio del tradimento è inoltre possibile intuire il secondo significato dell’opera, cioè la rappresentazione dell’offerta di Gesù all’uomo attraverso l’Eucarestia e anche di fronte a questo siamo chiamati a una risposta.
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CENACOLO VINCIANO
www.vivaticket.it
Leonardo da Vinci ha dipinto l'Ultima Cena nel Refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie per volere di Ludovico il Moro, in un arco di tempo che va dal 1494 al 1497.
L'artista, trattandosi di pittura su muro, non si è affidato alla tradizionale quanto resistente tecnica dell'affresco, che impone una veloce stesura del colore sull'intonaco ancora umido, ma ha voluto sperimentare un metodo innovativo che gli consentisse di intervenire sull'intonaco asciutto e, quindi, di poter tornare a più riprese sull'opera curandone ogni minimo particolare.
Purtroppo le intuizioni di Leonardo si rivelarono sbagliate e ben presto, per un 'infelice concomitanza di cause, la pittura cominciò a deteriorarsi. Nel corso dei secoli, di conseguenza, si susseguirono molti restauri nel disperato tentativo di salvare il capolavoro.
Nel 1999, dopo oltre vent'anni di lavoro, si è concluso l'ultimo intervento conservativo che, grazie alla rimozione di tante ridipinture, ha riportato in luce quanto restava delle stesure originali.
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La Cena di Leonardo da Vinci si trova sul piazzale della Chiesa, a sinistra dell’ingresso principale. Essa non appartiene alla Chiesa. È un museo di stato.
http://legraziemilano.it/il-cenacolo/
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Inizia nel 1495 la famosa Ultima Cena, nel refettorio di S.Maria delle Grazie. Leonardo da Vinci rappresenta il momento drammatico in cui Cristo pronuncia la frase: “ Uno di voi mi tradirà” e raffigura con psicologica accortezza le reazioni degli Apostoli, espresse nell’allacciarsi di raggruppamenti. L’artista rompe la definizione spaziale quattrocentesca e sfonda lo spazio della Cena affinché si unisca a quello dello spettatore, stringendo un intenso e intimo rapporto tra realtà e finzione
http://appunti.studentville.it/approfondimenti/leonardo_da_vinci-22/le_opere_darte_di_leonardo_da_vinci-354.htm

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